Mantova, 8 settembre 2019

Ogni anno, in settembre, Mantova si riempie di libri. Per cinque giorni la piccola città lombarda prende vita e le parole trovano libero sfogo in tutte le loro combinazioni. Letture, spettacoli o concerti: è il Festival della Letteratura, arrivato nel 2019 alla sua ventrireesima edizione.

Sono stata a Mantova per la prima volta tre anni fa, incuriosita da un’amica che lavorava al Festival come volontaria quando aveva 18 anni. O forse erano 19, non ricordo. Che poi, si può lavorare come volontari o diventa un ossimoro per definizione?

In ogni caso, sono tornata per l’edizione successiva e quest’anno ero lì ancora, per la prima volta come autrice. Insieme ad Isabella, un’amica conosciuta in Università (leggete il suo blog, è davvero bello: isabelladesilvestro.com) abbiamo deciso di partecipare a uno dei concorsi organizzati dal Festival: Meglio di un Romanzo. Un riferimento immediato, almeno per me, all’altra forma di scrittura altrettanto affascinante: il giornalismo.

Domenica 8 settembre siamo salite sul palco allestito in Piazza Leon Battista Alberti per presentare Zakaria. Erano le 10 di domenica mattina, pioveva. La giacca di pelle che indossavo non fermava il freddo di un’estate ormai lasciata alle spalle. Io e Isabella ci guardavamo piene di interrogativi: cosa dovremo dire? Ci chiederanno qualcosa? E poi: ma almeno avranno visto il video?


Zakaria è un reportage in potenza, un progetto ancora in fase embrionale che vuole raccontare la storia di Zakaria Jemai, uomo tunisino di 63 anni che nel 1983 ha disertato l’esercito ed è arrivato in Italia come rifugiato politico. Da quel momento corre veloce una biografia troppo lunga per essere raccontata qui, in cui lo scenario si sposta rapidamente dalla stabilità ritrovata in una famiglia come tante ad una cella di isolamento in un carcere dalla Calabria.

Oggi, Zak vive nel suo Castello: un vecchio stabilimento abbandonato nel quartiere di Comasina, alle porte di Milano. Dal 2010 non ha acqua corrente, luce elettrica o gas. 
La storia di “Zak” — come ama farsi chiamare dagli amici — è la storia di un uomo capace di perdere e ritrovare la propria dignità in ogni situazione, è un racconto che esula dalla classica dialettica usata nei confronti dei migranti, sempre e solo vittime o carnefici, e che vuole mostrare cosa significhi davvero sapersi reinventare.

Ecco, questo è Zakaria.

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